Calze e cinema: seduzione sul grande schermo

Il cinema ha prodotto nel corso della sua storia una serie di icone intramontabili. Attori e dive di ogni epoca sono sempre simbolo di bellezza, fascino, oltre che bravura. E le calze al cinema? Anche in questo caso il fascino e il potere delle calze rimane lo stesso. Ciò che in pittura o in fotografia viene visto come uno strumento di alta seduzione e di erotismo, al cinema si amplifica con i movimenti.

Il rapporto tra cinema e calze è più vecchio del collant. Risale infatti al 1927 nel film muto americano “Rolled Stockings” di Richard Rosson, con Louise Brooks. Il periodo bellico poi ci lascia immagini di donne che rinunciavano alle loro calze per aiutare l’economia bellica, documentate dai cinegiornali.

Riso-amaroTra le prime icone che il cinema ci regala sempre in tema di calze è Silvana Mangano in Riso Amaro, film del 1949 di Giuseppe De Santis con Vittorio Gassman in cui la giovanissima attrice veste il ruolo della mondina dalle calze nere tenute a metà coscia a mo’ di parigine.

Autoreggenti o con reggicalze, di seta o di nylon, le calze sono state e sono il capo di abbigliamento intimo più vestito e svestito al cinema. Il cinema ha, infatti,  riproposto, quasi come una forma di rito, la gestualità del vestire la calza e di toglierla. Un momento che ha in sé, anche nella nostra quotidianità un forte potere erotico. Sono proprio questi due atti che hanno fatto la fortuna del burlesque e sono i momenti clou per conquistare un uomo…Nel cinema queste scene hanno avuto sempre un impatto di forte eros, che fino agli anni ’70 suscitava scandalo.

Cantando sotto la pioggia

Cantando sotto la pioggia

Indossate dalle lunghe e mirabili gambe di Cyd Charisse, monumento del musical anni ’50, hanno inciso lo schermo in Cantando sotto la pioggia (1957) con Gene Kelly e qualche anno più tardi con Fred Astaire nel film “Silk Stockings” (titolo  in italiano La bella di Mosca).

01-00183561000006Ma la scena che è rimasta impressa nell’immaginario collettivo è quella di Sophia Loren che fa lo spogliarello davanti ad un Marcello Mastroianni in Ieri, oggi, domani, del 1963 per la regia di Vittorio de Sica. Scena replicata nel film di Robert Altman Prêt-à-porter, trent’anni più tardi (1994).

Irma la dolce

Irma la dolce

E non possiamo non citare la scena di Irma la dolce o de Il Laureato, dove Anne Bancroft  che indossa le calze, facendole scivolare lungo la gamba incantando il giovane Dustin Hoffman. Una scena cult che ritroviamo nella stessa locandina del film.

il laureato

E poi ci sono le gambe in autoreggenti di Laura Antonelli, in Malizia del 1967 di Salvatore Samperi, dove domestica procace turba i sogni dell’adolescente Alessandro. Sempre di quegli anni è il film Bella di giorno per la regia di Luis Buñuel con Catherine Deneuve, Jean Sorel e Michel Piccoli.

malizia

E non finisce qui ci sono poi i leggins della Audrey Hepburn e le calze a rete leggermente smagliate di Marilyn Monroe in Fermata d’autobus, le calze con riga e guepiere di Marlen Dietrich in L’angelo azzurro.

A questa carrellata di calze sexy e iper-femminili contrasta nei tempi moderni la simpatica e surreale Bridget Jones con i suoi collant e mutandoni contenitivi, vera terapia per le sue forme abbondanti e la sua insicurezza. Ma dove lasciamo Mel Gibson? Anche lui non è immune dal fascino dei collant in “What the Women Want”.

Marilyn Monroe in Fermata d'autobus

Marilyn Monroe in Fermata d’autobus

Anche i film thriller hanno fatto uso di questo indumento in più di una pellicola come ad esempio in “Il Vizio ha le calze nere” di Tano Cimarosa. Nel titolo e non solo…ricordate le tante rapine indossando una calza sul volto…anche in questo caso i collant sono protagonisti.

E chiudiamo con la commedia anni ’80 Carlo Verdone in “Un sacco bello” che voleva andare a Cracovia in vacanza con un amico portandosi pacchi e pacchi di collant per conquistare le donne polacche, dicendo: “ognuna di queste è un coito”. Oppure Christian De Sica in Compagni di scuola che canta :Collant, collant! Mi fai impazzire…Più in là anche Leonardo Pieraccioni in Fuochi d’Artificio, di fronte ad una fidanzata adultera che indossava le autoreggenti per compiacere l’amante, rispondeva “a me mi han sempre attizzato di più i collant”. 

Insomma il cinema ci ha regalato momenti in cui poter sognare e fantasticare, dive da imitare, bellezze di ogni tipo, sempre sensuali e femminili, mai volgari. E le calze hanno avuto il loro ruolo fondamentale, descritte e proposte per far diventare le donne portatrici di fascino.

5 Di risposte to “Calze e cinema: seduzione sul grande schermo

  • Ne “Un sacco bello” e nei suoi primi film in generale Verdone era affiancato da alcuni personaggi di contorno (interpretati da Mario Brega, dalla sora Lella, da Claudia Gerini eccetera) molto riusciti, la cui presenza era fondamentale per la buona riuscita del film: venuti a mancare loro, é crollato tutto.
    A determinare il declino di Verdone non é stata soltanto la scomparsa dei caratteristi, ma anche quella dei personaggi. Cerco di spiegarmi meglio.
    All’ inizio della sua carriera, Verdone interpretava una serie di stereotipi: il burino, l’ hippie, il ragazzino ingenuo eccetera. Poi ha messo da parte questi ruoli da macchietta e ha cominciato ad interpretare l’ uomo qualunque. Peccato che l’ uomo medio al cinema non funziona, é noioso, non fa ridere. Verdone dopo aver fatto un flop dietro l’ altro se n’é accorto ed é tornato a fare i personaggi (in Grande, grosso e Verdone), ma era troppo tardi, il grande pubblico l’ aveva abbandonato già da un pezzo.
    Gli incassi del suo ultimo film (che non ho ancora visto) sembrerebbero indicare il suo ritorno ai fasti di un tempo, quantomeno sotto il profilo economico: mi auguro di cuore che ci sia stata una ripresa anche per quanto riguarda l’ aspetto artistico.

    • grazie per il commento, che è più una recensione su verdone che sul tema delle calze, però!! eheheh

      • Hai centrato il punto: mi piace scrivere commenti apparentemente off topic. Se in un post viene trattato un argomento principale ed altre questioni di contorno, la cosa più scontata da fare é esprimere un commento sull’ argomento principale. Il guaio é che a me le cose scontate non piacciono: di conseguenza, quando scrivo un commento di solito mi soffermo su una questione di contorno, e il mio commento con l’ argomento principale c’entra volutamente come il cavolo a merenda. Alcuni bloggers mi criticano anche sgarbatamente per questa mia innocua abitudine: tu invece hai apprezzato comunque il mio intervento, e di questo ti ringrazio. Buona giornata! : )

  • Quei sogni ci hanno rovinato :)))

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